| Cosa ci faccio io qui? | a cura di
Roberto Quaglia |
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Inizia da oggi, con questo pezzo (così si dice), la mia
collaborazione con Delos. I libri continueranno ad esistere ancora per
qualche tempo, ma le riviste cartacee verranno assai presto soppiantate
da quelle elettroniche. In questo senso, Delos è l'inizio del
Futuro, oppure, se preferite, l'inizio del Nuovo Presente, o addirittura
(questo lo dico per i maniaci delle complicazioni), l'inizio del Passato
Futuro (o Futuro Passato?) Tutto ciò vi confonde? Tanto meglio!
Così avrete subito chiaro in mente che aria tira nel mio cervello.
Dicevo allora che i libri continueranno ad esistere ancora per qualche
tempo, mentre le riviste cartacee saranno sostituite da quelle elettroniche.
Mentre infatti un libro è un oggetto unitario, che di solito si
legge per intero, portandoselo magari a letto in mancanza di meglio, che
volentieri si conserva in libreria per future riletture o per mostrare
agli ospiti che lo si è letto anche se non è vero, una rivista
è invece quasi sempre un articolo "usa & getta", spesso di attualità,
quasi sempre ripiena di cose che non ci interessano, tranne che una minima
parte di esse. Tanto è vero che se ogni tanto un articolo ci conquista
particolarmente, lo ritagliamo per conservarlo prima di gettare via il
resto. Una rivista elettronica ha il pregio di non intasare nemmeno provvisoriamente
i nostri scaffali e di rimanere confinata nel suo sito telematico sino
a quando non ci piaccia sfogliarla o ri-sfogliarla. E se un articolo ci
entusiasma, nulla ci vieta di stamparcelo. Se invece ci delude, nulla ci
impedisce di comunicare garbatamente il nostro dissenso direttamente all'autore,
tramite l'indirizzo di posta elettronica generalmente esposto. Inutile
dire che produrre una rivista in versione elettronica è più
economico ed ecologico che in versione cartacea, e che non esistono problemi
di tiratura, perché una rivista elettronica ha inevitabilmente il
successo che si merita (o quantomeno è così che io spero
che sia).
Per questi motivi trovo significativa l'esistenza di Delos, e ho deciso
di collaborarvi.
Noto adesso che siamo già al sesto paragrafo di questo
articolo, se non sbaglio, e ancora non si è parlato di fantascienza.
Ciò appare grave, soprattutto ai miei occhi, dato che io sarei qui
(qui?), in una rivista elettronica di fantascienza, per parlare innanzitutto
di fantascienza. Se ciò non apparisse grave ai miei occhi, non mi
preoccuperei. Ma per fortuna io so che ciò che appare essere, in
realtà non è mai come appare (so pure che non ci vuole molto
a saperlo), anche se è ai miei occhi che ciò appare, occhi
dei quali il mio cervello solitamente si fida. Già non ci capite
più niente? Bene, bene. E di bene in peggio aggiungo che se così
non fosse, non ne parlerei, né parlerei del fatto che non ne parlerei.
Perfetto. Adesso non capisco più nemmeno io che cosa io abbia voluto
intendere od abbia inteso mio malgrado, e finalmente torno con la coscienza
a posto.
Eh, già, la confusione che ho creato mi rimette le coscienza
a posto, e se mi viene in mente perché, spiegherò tra poco
perché.
Mi mette la coscienza a posto, quindi, forse, perché sebbene
io non abbia ancora parlato di fantascienza come avrei (o non avrei?) dovuto,
ho comunque agito (scritto), animato dal medesimo principio che anima chiunque
pensi, scriva o legga fantascienza. Quale principio? Non è facile
definirlo. Mi piace partire da lontano, e allora dico innanzitutto che
è il principio dell'Evoluzione, che nell'esperienza che abbiamo
dell'universo è la tendenza cosmica verso superiori gradi di complessità.
Dalla radiazione di fondo dell'inizio dei tempi (l'avevo detto che
sarei partito da lontano) l'Evoluzione ha generato le particelle elementari,
dalle particelle elementari Essa ha generato gli atomi più piccoli
e poi quelli più grossi, poi Essa si è sbizzarrita a generare
molecole, dapprima semplici e poi via via più complesse, quindi,
mai paga, l'Evoluzione ha generato quella curiosa aggregazione di molecole
che noi chiamiamo materia vivente, dalla quale infine (infine?), l'Evoluzione
è giunta a generare noi esseri umani. Ma l'Evoluzione non si è
fermata lì, agli homo sapiens che affilavano pietre nelle
caverne; nei millenni è continuata nei nostri cervelli, aumentando
la complessità sotto forma di quella curiosa "cosa" che è
la nostra cultura e la nostra consapevolezza. E in questo curiosissimo
secolo di cui stiamo facendo esperienza, l'Evoluzione (cos'altro?) ha fra
le altre "cose" generato quel particolare genere di letteratura che per
comodità chiamiamo "fantascienza". Visto dove volevo arrivare? In
realtà, la "fantascienza" non è propriamente un "genere letterario".
Essa è invece un'attitudine di pensiero, e tale attitudine di
pensiero può essere inquadrata come la "fotografia" del livello
di complessità raggiunto dall'Evoluzione sul nostro pianeta. Tale
attitudine di pensiero non è solo rappresentata dalla fantascienza.
Essa permea in realtà ogni area di ricerca culturale umana, ma è
nel campo della "fantascienza" che troviamo la più affascinante
sintesi della maggior quantità di tali separate aree di cultura.
In verità, la parola "Evoluzione", che io ho usato per nominare
quel misterioso principio che ha portato tanta complessità nell'Universo,
significa, in sé, ben poco. Certo è che una sorta di principio
pare davvero esserci in come sono finora andate le cose, e allora perché
non usare l'etichetta "Evoluzione"? L'importante è ricordarsi che
si tratta soltanto di un'etichetta.
Di qualsiasi cosa si tratti, tale principio è l'anima che
anima (eh! eh!) la letteratura di fantascienza. E allora mi sembra ovvio
che l'interesse maggiore debba venir rivolto al suddetto Principio, prima
che ad uno dei suoi prodotti. Per questo, quando penso, parlo o scrivo
di fantascienza, non mi curo che sia proprio di fantascienza che io stia
pensando, parlando o scrivendo, ma bado soltanto che io stia pensando,
parlando o scrivendo animato da quel principio di cui abbiamo detto. Così
facendo, tra l'altro, finisco spesso a pensare, dire e scrivere fantascienza,
ma solo come conseguenza.
Il problema della fantascienza è che la maggior parte di coloro
che se ne occupano, agiscono all'interno dei formalismi costituiti da ciò
che in fantascienza è già stato pensato, detto e scritto,
così venendo meno a quel principio ("l'Evoluzione") che è
ciò che nella fantascienza c'è di più significativo,
poiché è esso e soltanto esso che ne è il creatore.
I grandi capolavori di fantascienza degli anni cinquanta e sessanta, ad
esempio, sono tali perché allora furono scritti, ispirati da tale
principio, poiché effettivamente ampliavano il campo di ciò
che poteva venir pensato, detto e scritto in fantascienza. Se tali capolavori
venissero scritti adesso, sarebbero altrettanto belli, ma culturalmente
non significherebbero granché. Molti apparirebbero anche sciocchi.
Ma sono capolavori perché furono scritti allora. Ciò
valga d'insegnamento a coloro che ambissero scrivere fantascienza. Non
scrivete nulla che assomigli a qualcosa che sia già stato scritto!
O almeno, fate di tutto per evitarlo...
Lo spazio a mia disposizione volge al termine, e mi accorgo di
non aver per nulla parlato di ciò che credevo che fosse mia intenzione
esprimere oggi. Credevo di credere di volere fare due riflessioni elementari
sui minimi sistemi connessi alla fantascienza, e adesso credo di credere
di avere invece voluto sfociare in due riflessioni elementari sui massimi
sistemi connessi alla fantascienza. Vero è che per oggi ho fatto
abbastanza confusione, e questo mi basta, e spero che basti anche a voi.
Se non vi bastasse, rendo noto che un mio documento di raccapricciante
linearità vi attende or ora in un'altra pagina del Web, basta che
clicchiate su questo pezzetto
di frase blu. Si tratta della mozione che ho recentemente presentato
in Consiglio Comunale a Genova (oltre che matto, sono anche Consigliere
Comunale), per impegnare la giunta di Genova ad organizzare in futuro un
importante congresso di fantascienza. Se non avete ancora cliccato sul
blu che vi ho detto, fatelo
subito, ed oltre alla mozione (di raccapricciante linearità)
vi cuccherete anche il testo del mio discorso, inferto, prima che ai vostri
occhi, alle orecchie di tutti i Consiglieri e Assessori di Genova, e anche
alle orecchie di tutto il Sindaco.